grazie a serpeinseno
L'ULTIMO MURO
- Una valanga umana all'assalto di Melilla -
Centinaia di immigrati sub-sahariani scavalcano con un'azione coordinata la recinzione che separa l'enclave spagnola dal Marocco. Chiederanno asilo a Madrid. Che promette di blindare ulteriormente il confine
ALBERTO D'ARGENZIO
Cinquecento martedì di prima mattina, ben oltre cinquecento martedì sera: si intensificano e acquistano dimensioni fino ad ora sconosciute gli assalti di immigrati a Melilla, città spagnola in terra d'Africa. Sotto le telecamere che vigilano sulla recinzione, diventa ormai frequente il dramma della valanga umana che spinge come può per entrare in Europa. In 130 sono riusciti a superare la doppia rete all'alba, altri 200 in serata; alcune decine i feriti (lievi), mentre il governo spagnolo già ieri annunciava nuove misure per quella che è ormai diventata un'emergenza nazionale. Più polizia, più rete e più sistemi di rilevamento agli infrarossi, la risposta. L'Associazione unificata della Guardia civil, quella maggioritaria tra la forza di polizia, dice che non basta, mentre il presidente popolare della regione di Melilla, Juan José Imbroda, accusa il governo di «impreparazione». La valanga parte dall'Africa subsahariana, si riunisce e si ferma nei dintorni della città, vivacchia sotto la minaccia della polizia marocchina nel bosco di Pinares de Rostrogordo, al nord di Melilla e da lì si organizza, diventa massa critica per cercare di superare le recinzioni nei pochi punti in cui le reti sono alte tre metri, e non ancora sei. Il tutto va in scena lungo il perimetro di 10,4 chilometri che separa la Spagna dal Marocco. L'obiettivo dichiarato è il comando di polizia della città. Lì gli immigrati ottengono l'ordine di espulsione che nella maggior parte dei casi rimane lettera morta, semplicemente perché il loro paese di origine non vuole riprenderseli. Così finiscono nel Centro di accoglienza, una struttura pensata per 480 persone, allargata con due enormi tendoni ma anche così divenuta ormai satura sotto il peso degli ultimi assalti che portano a oltre 1.150 il numero di ospiti. «Alcuni sono nel centro da mesi, altri da anni - afferma un funzionario - la maggior parte sono comunque inviati in Spagna». Trenta verranno trasferiti già oggi in centri della penisola iberica; poi toccherà ad altri 58, donne incinte o con prole, quindi partirà un piano urgente per trasportare chi è da più tempo nella struttura.
Il primo assalto viene registrato martedì alle cinque e mezzo del mattino; il secondo sedici ore più tardi, alle nove e mezza di sera. Lunedì alle 21, poco dopo che il segretario di stato per la sicurezza Antonio Camacho e quella all'immigrazione Consuelo Rumì se n'erano andati da Melilla, c'era stato un primo tentativo a nord, nel bosco di Pinares de Rostrogordo, abortito di fronte alla forte presenza della polizia. Poi l'attacco buono, coordinato in due punti opposti della recinzione, uno a sud, vicino al posto di confine di Beni-Enzar, ed un altro a nord tra il Rio Nano e lo stesso bosco di Pinares de Rostrogordo. Medesimi punti di passaggio e medesima tecnica ieri sera.
Fino all'anno scorso gli assalti erano individuali o avvenivano in piccoli gruppi, da quest'anno il cambio di copione con il lancio di azioni corali - sono già 21 da maggio a ieri - divisi su più fronti con cui sorprendere le forze dell'ordine come una marea crescente.
La risposta di Madrid a questa valanga è chiara: sicurezza. Il ministero degli interni ha detto ieri nel Parlamento che invierà altri 40 agenti della Guardia civil portando a 716 il totale degli effettivi. Al tempo stesso, promette che per febbraio verranno completati i lavori sulla recinzione in modo da elevare fino a sei metri tutto il perimetro, cioè i due punti in cui vengono registrati gli assalti. A ciò si aggiungono novità tecniche, come l'aumento dei sistemi di vigilanza agli infrarossi e l'installazione di sensori che permettano di leggere i movimenti degli immigrati già dentro al bosco che sfiora la recinzione, anticipando così la reazione delle forze dell'ordine. «Quaranta agenti non bastano per bloccare questa marea umana», dice il portavoce dell'Associazione unificata della Guardia civil.
Madrid nega qualsiasi relazione tra il comportamento degli agenti e i tre morti registrati tra agosto e settembre. Anche con queste parole non vengono messe a tacere le accuse avanzate da diverse Ong, che incolpano il governo di usare la mano dura su chi prova ad entrare a Melilla scavalcando, mentre sarebbe meno brutale con chi giunge in Spagna via mare.
e Roma fa compagnia alla Spagna ....
L'ULTIMO MURO
- NOTTE PER STRADA -
Per la seconda notte di seguito 58 rifugiati politici eritrei e etiopi dormiranno per strada a Roma: il palazzo che avevano occupato spontaneamente nei pressi di San Giovanni è stato sgomberato e il Comune, per ora, non ha trovato un'altra soluzione, se non per le donne e i bambini. Ma le famiglie rifiutano di separarsi. La bambina più piccola ha venti giorni. Si tratta dello stesso gruppo che per un mese aveva manifestato sotto le finestre dell'Alto Commissariato delle Nazioni unite. «Siamo rifugiati - hanno detto - ed è incredibile che nessuno ci aiuti né a trovare un lavoro né a trovare una casa a prezzi accettabili».
Ma intanto il caro Ualter è impegnato in sorrisi e sorrisoni ad inaugurare il nulla...che dire: il trasformismo di Walter è sorprendente; d'altronde è naturale per un tale appassionato di cinema (fonti certe me lo confermano!!!)...
Bossi-Fini? Turco-Napolitano?...quale differenza?